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Roma, impazza la moda del maiale al guinzaglio: “Siamo tantissimi”

Dopo gli avvistamenti in diverse strade della Capitale abbiamo conosciuto Dior, il maialino al guinzaglio diventato una vera e propria star del web. Ma non è l’unico maiale domestico e i proprietari ora chiedono di potersi mettere in regola

Il suo nome ormai è sulla bocca di tutti. Eppure Dior, il maialino più paparazzato della Capitale, è venuto al mondo come i suoi simili: lontano da flash e clamore, in una fattoria qualsiasi.

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E proprio come gli altri sembrava destinato ad una fine scontata. Che si fosse trattato di braciole o salsicce poco cambia, il porcellino non avrebbe comunque avuto scampo. Le cose della vita, però, non sempre seguono percorsi lineari. E per Dior il rovescio della sorte ha significato salvezza e popolarità. Tutto questo grazie alla sua mamma adottiva, Paola, che lo ha accolto in casa come fosse un cane.

“Quando l’ho adottato era grande come uno smartphone”, ricorda scorrendo le foto del porcellino in fasce. Da allora è passato quasi un anno e quel fagottino rosa è arrivato a pesare cinquanta chili. Impossibile non accorgersi di lui. Sono iniziati così i primi avvistamenti in giro per le strade della Capitale, documentati da scatti e video rubati che hanno fatto il giro del web. L’ultimo in ordine di tempo è di un paio di giorni fa ed è rimbalzato dalla rete ai principali quotidiani. “Era una giornata orrenda, mi si era fermata la macchina mentre portavo Dior a villa Borghese ed ero alla disperata ricerca di un meccanico”, ricorda Paola. “Ad un certo punto – prosegue – un ragazzo mi si è accostato con l’auto ed ha preso a filmarmi, mi ha fatto mille domande ed aveva un atteggiamento canzonatorio”. Inutile dire che il filmato è finito su pagine come Welcome to Favelas e Roma fa Schifo.

Paola non si è scomposta: le attenzioni (anche quando non sono gradite) fanno parte del gioco. “È chiaro che vedere un maiale al guinzaglio desta stupore, quando ho iniziato questo percorso l’ho messo in conto”. L’autoironia è l’ingrediente necessario per sopravvivere. Lei ne ha da vendere. Non a caso ha scelto un nome che evoca eleganza e classe per il suo porcellino. “In realtà – ci svela – glielo hanno dato le commesse della maison una volta che sono entrata con lui nel trasportino”. Ma attenzione, questo non accade sempre. “Non possiamo entrare dappertutto – spiega la donna – anche nei locali dove i cani sono ammessi non è detto che Dior possa accedere”. Ed è su questo punto che Paola batte. La domanda è: perché i cani sì ed i porcelli no? Quello che rivendica è “il diritto di scegliere quale animale mettersi a casa”. Un problema non proprio di lana caprina se si considera che il fenomeno interessa ormai migliaia di persone in tutta Italia.

“Non ci sono solo io, sono sempre di più – ricorda la donna – quelli che scelgono il maiale come animale domestico”. Solo nel gruppo Paciokland (uno dei tanti che riunisce gli appassionati del genere) ci sono più di 4mila membri. Daisy, Alcide e Pesca sono gli ultimi porcellini approdati nella community e nelle rispettive famiglie. Nelle immagini postate dai loro padroni vengono raffigurati in ambienti domestici, mentre mangiano, dormono o fanno il bagnetto. Come fossero cuccioli di cane, gatto o furetto. Eppure per loro non esiste un’anagrafe, se non quella riservata alle aziende che iscrivono i capi destinati al macello. “Siamo costretti a vivere da fuorilegge e in caso di controlli – spiega Paola – il rischio è che l’animale venga sequestrato e abbattuto”. “Ma se facessero una cosa del genere – aggiunge – dovrebbero abbattere prima tutti noi”.

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